Diagnosi mini-invasive in senologia con la biopsia sotto guida stereotassica

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Oggi, in caso di lesioni mammarie, noduli sospetti, microcalcificazioni anomale clinicamente non palpabili, esistono diverse procedure di biopsia al seno grazie alle quali ottenere un campione di tessuto da analizzare per valutarne la pericolosità e l'eventuale necessità di intervento chirurgico. Una delle più tecnologicamente avanzate, meno invasive e più precise è rappresentata dalla biopsia sotto guida cosiddetta stereotassica. Tra le strutture bergamasche che dispongono di questa sofisticata metodica radiologica, computerizzata e ad alta precisione, c'è l'Ospedale di Alzano Lombardo.

«La biopsia sotto guida stereotassica rappresenta un importante avanzamento tecnologico applicato alla medicina e, nell'ambito del tumore alla mammella, costituisce l'anello di congiunzione tra lo screening mammografico e l'eventuale approccio chirurgico per lesioni altrimenti non diagnosticabili se non con una biopsia chirurgica, intervento che in certi casi può essere "sovradimensionato" soprattutto nel caso in cui poi la lesione si dimostri non maligna. In altre parole il rapporto tra costo (in termini fisici, psicologici ed estetici) e beneficio, in molti casi, può essere sfavorevole» dice il dottor Gianluigi Patelli, direttore della Divisione di Radiologia Interventistica dell'Ospedale di Alzano Lombardo, parte dell'Azienda Ospedaliera Bolognini (azienda che ogni anno fa più di 13.000 mammografie di screening). «Con la biopsia sotto guida stereotassica al contrario questo rapporto risulta favorevole: l'esame è relativamente semplice dal punto di vista tecnico, non è operatore-dipendente e presenta una invasività moderata». Nei casi benigni, quindi, permette di evitare un intervento chirurgico a solo scopo diagnostico. Nei casi di malignità, invece, consente di pianificare in modo più appropriato il trattamento terapeutico (medico e/o chirurgico). «Questa procedura, pur essendo una radiologica, costituisce in realtà la sintesi di una multidisciplinarietà, oggi indispensabile nel trattamento dei tumori, che coinvolge anche il chirurgo, l'anatomopatologo, l'oncologo e, ultime ma non meno importanti, la figura del tecnico di radiologia e dell'infermiere professionale» continua lo specialista. Cerchiamo allora di capire meglio come funziona e si svolge.

«La biopsia stereotassica della mammella è una modalità di campionamento delle lesioni mammarie non palpabili (microcalcificazioni od opacità nodulari del diametro anche inferiore a un centimetro), la cui posizione viene localizzata con una precisione molto elevata, potremmo dire quasi assoluta (il margine di errore totale è di un millimetro) grazie a un sistema di coordinate cartesiane (x,y,z) ottenuto attraverso due radiografie a bassa dose di radiazioni effettuate con incidenza tra loro speculare (una con un'angolazione a + 15 gradi e una a -15 gradi)» spiega il dottor Patelli. Da qui il nome di stereotassica (dal greco "disposizione spaziale"). «La procedura viene effettuata su uno speciale tavolo digitale. I "modelli" di ultima generazione prevedono che la paziente si distenda in posizione prona. Dopo l'esecuzione di alcuni radiogrammi mammografici che evidenziano la sede della lesione, un apposito dispositivo computerizzato ne calcola la sede e la profondità e, per mezzo di un "puntamento elettronico", guida la sonda all'interno dell'area nella quale si desidera eseguire il prelievo. Nella maggior parte dei casi si utilizza un sistema denominato VAB (vacuum assisted biopsy)» spiega il dottor Patelli. L'agobiopsia vacuum assisted sotto guida stereotassica consiste nell'introduzione di una sonda dello spessore di alcuni millimetri nella sede della lesione, previa anestesia locale e piccola incisione della cute. «La sonda utilizzata sfrutta un sistema di retroaspirazione sottovuoto (vacuum assisted) che permette di asportare, aspirandoli, molteplici frammenti di tessuto mammario in pochi minuti. Viene inserita una sola volta e poi ruotata in senso orario, il sistema di retroaspirazione sottovuoto permette di recuperare il materiale prelevato, che viene raccolto in un apposito contenitore, senza dover estrarre la sonda stessa dalla mammella, riducendo quindi i rischi di infezione. Inoltre la possibilità di effettuare un'aspirazione riduce l'entità degli ematomi e la frequenza del sanguinamento al termine della procedura. I campionamenti possono essere effettuati con aghi di varia tipologia e spessore e questo permette di ottenere materiale sufficiente e di ottima qualità per l'esame istologico della lesione sospetta».

Nel prelievo in stereotassi la mammella deve restare compressa per tutta la durata dell'esame, cioè tra i 45 e i 60 minuti, perciò si può avvertire un po' di dolore, comunque tollerabile, e fastidio. «L'obbligata posizione prona, inoltre, può comportare un certo indolenzimento al collo e alla spalla» avverte il radiologo. «Dal momento che la procedura si esegue in anestesia locale, durante la somministrazione dell'anestetico si potrà avvertire un momentaneo bruciore dovuto alla stimolazione di qualche terminazione nervosa; tale eventualità è poco frequente e non prevedibile. Nei giorni successivi alla biopsia potrebbero esserci modesti fastidi nell'area in cui è stato eseguito il prelievo che comunque in genere si riassorbono in pochi giorni» conclude il dottor Patelli.

a cura di VIOLA COMPOSTELLA



 

 

 

 



 

 

 

 

 



 

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