Dolori addominali, quando preoccuparsi

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Dolori addominali, "crampi", pesantezza di stomaco. Durante la gravidanza è comune soffrire di questi disturbi. Alcuni sono più che sopportabili, altri invece possono destare qualche preoccupazione in più. «In gravidanza l'organismo materno subisce numerosi adattamenti fisiologici e indispensabili per accogliere il feto. I sintomi che queste modificazioni possono causare sono molti e diversi. Tra questi i più comuni sono i dolori addominali: se presenti come "occasionali fastidi", sono spesso innocui, ma se diventano intensi e persistenti non dovrebbero essere mai ignorati» osserva Patrizia Inselvini, ginecologa. Cerchiamo allora di capire perché vengono e quando possono rappresentare un campanello d'allarme.

L'utero si adatta
Nel primo trimestre spesso si avverte un senso di dolore/tensione al basso ventre. «Nella maggior parte dei casi è attribuibile alle modificazioni anatomiche dell'apparato genitale interno» spiega la specialista. È quindi del tutto normale: l'utero infatti si espande per "abituarsi" alla presenza del bambino. «Tuttavia se il dolore è persistente e si associa a perdite vaginali di sangue rosso scuro può essere la spia di una minaccia d'aborto. L'intensità dei sintomi è strettamente correlata alla gravità della situazione: se l'emorragia e il dolore aumentano è necessario rivolgersi prima possibile al medico».

Attenzione a cistiti & Co.
Anche le infezioni del tratto urinario sono spesso causa di dolore addominale in gravidanza (si verificano nel 10-15% delle gravide). «Il fattore predisponente più significativo è rappresentato nelle modificazioni delle vie urinarie (calici renali, pelvi, uretere, vescica), indotte già verso la fine del primo trimestre dall'aumento del progesterone ma anche da fattori meccanici di compressione da parte dell'utero gravidico e dall'accumulo di sangue nei vasi pelvici e addominali» continua la ginecologa. «Nella metà dei casi interessano le basse vie urinarie (vescica e uretra, cioè il condotto che trasporta l'urina fuori dalla vescica) e si manifestano con quadri di cistite acuta, disuria (necessità di spingere per urinare), urgenza e frequenza minzionale, presenza di pus nelle urine, dolore». Se non trattate adeguatamente possono causare complicanze anche serie come la pielonefrite renale i cui sintomi, oltre a quelli citati per la cistite, comprendono febbre e forte dolore al fianco, a volte con nausea, vomito, disidratazione. «Il rischio di questa infezione ai reni non va trascurato: è spesso associata a un parto pretermine ed è tra le cause più importanti di shock settico».

Anche la digestione cambia
In gravidanza la digestione diventa più lenta, la mobilità dell'intestino si riduce e così il suo svuotamento. E così possono comparire bruciore e pesantezza e mal di stomaco. Buona regola è, quindi, preferire cibi facilmente digeribili, mangiare a orari regolari e fare pasti leggeri ma frequenti. «Oltre a queste modificazioni, in gravidanza aumenta la capacità dell'intestino di assorbire acqua (fino al 60%). Le feci, impoverite d'acqua, si induriscono e il loro transito rallenta ulteriormente. Può insorgere così la stitichezza che determina dolore addominale diffuso. Non deve destare preoccupazione, ma essere trattata in modo adeguato (aumentando ad esempio il consumo di yoghurt, verdure cotte, acqua etc.)». Oltre a questi fastidi, può insorgere anche un "addome acuto" (dolore intenso e improvviso da valutare tempestivamente), dovuto non solo a cause intestinali, come appendicite acuta o occlusione, ma anche a problemi di natura diversa come una rottura spontanea dell'utero nelle gravide con precedenti interventi isterotomici o un distacco di placenta (condizione molto pericolosa, che compare durante il terzo trimestre, in cui il dolore è in genere accompagnato da un'emorragia vaginale).

Se i muscoli dell'utero si "contraggono"
Infine, ci sono i cosiddetti "crampi addominali", ovvero contrazioni dell'utero che si possono presentare con diversa intensità in tutti i nove mesi. Per contrastarli è fondamentale idratarsi adeguatamente: la disidratazione materna favorisce, infatti, l'attività contrattile. «In genere sono percepiti come un dolore simil mestruale al basse ventre e in regione lombare e/o come un indurimento della parete addominale più o meno doloroso» spiega la dottoressa Inselvini. «Anche in questo caso si può trattare di fenomeni fisiologici. Se però sono molto frequenti e dolorosi o accompagnati da perdite di sangue, è fondamentale un controllo medico. Soprattutto nel terzo trimestre, potrebbero rappresentare una minaccia di parto pre-termine» conclude la specialista.

Se l'embrione si impianta fuori dall'utero
Ritardo mestruale, perdite di sangue solitamente scarse e di colore rosso scuro e intenso dolore pelvico. Così si manifesta la gravidanza extrauterina, condizione molto grave che richiede una valutazione medica immediata. Si verifica quando l'embrione si annida al di fuori dell'utero (nelle tube, nella cavità addominale o nelle ovaie). La sua frequenza è di circa 0,25-2,5% delle gravidanze e l'età maggiormente colpita è quella compresa tra i 26 anni e i 35 anni.

a cura di MARIA CASTELLANO
con la collaborazione della DOTT.SSA PATRIZIA INSELVINI
Specialista in Ostetricia e Ginecologia
- presso Spedali Civili di Brescia e a Sarnico - 



 

 

 

 

 



 

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