E vissero felici e contenti... anche al lavoro!

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Insieme 24 ore su 24. La sera a casa, durante il giorno in ufficio o in ditta. Sempre gomito a gomito. Sono tante le coppie nella Bergamasca che condividono non solo la vita privata ma anche quella professionale. Un sogno romantico che a volte però può trasformarsi in un incubo. «L'economia bergamasca è costituita in gran parte da piccole imprese generalmente a conduzione familiare. In un mercato in cui viene maggiormente premiata l'impresa in grado di offrire caratteristiche come adattabilità e duttilità, quella familiare ha molto da dire» sottolinea la dottoressa Pia Barbato, counselor.

«Innanzitutto privilegiando la promozione e il potenziamento delle risorse interne, riesce a far fronte alle continue richieste diversificate del mercato attraverso meccanismi di flessibilità e compensazione interna. Punti di forza sono, poi, lo spirito di collaborazione, la solidarietà e la condivisione di valori come l'impegno e il sacrificio per raggiungere comuni obbiettivi economici e sociali». Esiste però anche il rovescio della medaglia. In particolare il rischio che tensioni e dissapori sconfinino dall'ambito lavorativo a quello affettivo e viceversa, non dando mai tregua. Cosa fare allora per salvare matrimonio e lavoro? «Ogni situazione è a sé e come tale andrebbe "avvicinata"» continua la dottoressa Barbato. «Esistono però alcuni accorgimenti che si possono mettere in atto per evitare di superare quel confine (in)valicabile tra la porta di casa e quella dell'ufficio, valorizzare i punti di forza e "minimizzare" le debolezze, in modo da ottenere prestazioni positive sia sul piano della produttività sia su quello delle relazioni».

Pensare come una squadra
«Sapere di poter contare su una persona di fiducia, com'è un marito o un partner, può essere una spinta in più per aprire e far crescere un'attività» dice l'esperta. «Insieme si fa squadra, si gestiscono meglio orari altrimenti difficilmente conciliabili e si condividono aspettative, preoccupazioni e soddisfazioni. Inoltre è più semplice sentirsi tutelati perché si ha il supporto e l'incoraggiamento dell'altro in ogni momento».

Trasformare la crisi in una risorsa
Va da sé che, quando si è uniti nella vita e nel lavoro, con l'aumentare degli obbiettivi condivisi, le occasioni di battibecchi si moltiplichino. Ma non è detto che questo sia un male. L'importante è affrontarli con lo spirito giusto. «Nella co-gestione di un progetto comune concreto, come può essere un'azienda, si superano meglio le crisi arrivando ad attribuire alle stesse un significato di opportunità per la risoluzione positiva dei problemi. E questo può ripercuotersi positivamente anche sulla relazione di coppia, "allenando" i partner a un analogo approccio anche nelle questioni private» spiega la psicologa.

Evitare la gerarchia
Pari diritti e doveri. È questa la terza regola. «Per condividere l'ambiente di lavoro con il proprio partner l'ideale sarebbe dividere i compiti in eguale misura in modo paritario, definendoli fin dall'inizio in base alle caratteristiche e competenze di ciascuno. Ma senza gerarchie. La gerarchia, infatti, può minare la relazione privata in cui i partner devono essere allo stesso livello, avere cioè uguali diritti e doveri e assumersi nella stessa misura le responsabilità. La persona "inferiore" potrebbe sentirsi costretta a confrontarsi con un perenne capo (la questione è ancora più spinosa se il superiore è una lei)» suggerisce la dottoressa Barbato. «O almeno bisognerebbe evitare di sovrapporre il ruolo lavorativo con quello personale».

Preservare l'autonomia personale
Anche quando si lavora insieme (così come quando si ama) non bisogna mai dimenticare che la coppia è formata da due individui distinti. «Condividere non significa avere lo stesso punto di vista sulle cose, anzi è fondamentale che entrambi i partner mantengano sempre una propria individualità anche lavorativa. Non è pensabile sentirsi obbligati a riferire all'altro l'iniziativa di ogni manovra o decisione presa in ufficio o in azienda. Allo stesso modo, nel tempo libero, è opportuno trovare passatempi separati, coltivare un luogo interiore segreto per dedicare tempo a se stessi. Quando poi si vuole condividere una questione di carattere professionale o avere qualche consiglio, meglio interpellare amici fidati o altre figure di riferimento al di fuori del lavoro, in modo da avere un punto di vista esterno rispetto alla coppia e alle sue dinamiche».

Stabilire i confini
Definire confini precisi che tutelino la coppia dal diventare una cosa unica sul lavoro e a casa è un'altra buona "abitudine" per far funzionare casa e lavoro. «L'aspetto più negativo di un'avventura professionale di una coppia unita anche nella vita è quello di portarsi il lavoro a casa continuando a discutere di problematiche legate all'ufficio o al contrario di portare questioni personali sul lavoro. Il rischio è una commistione tra le due sfere, lavorativa e privata, che crea confusione e spesso "rovina" entrambe» avverte la dottoressa Barbato. Se ad esempio la sera prima si è litigato per motivi extra-lavorativi, una volta varcata la soglia dell'azienda bisogna fare in modo che i dissapori non interferiscano sull'efficienza lavorativa. Un altro errore che spesso le coppie che lavorano insieme fanno è quello di "concedersi" libertà che con un altro collega non si permetterebbero. Un esempio? Arrivare in ritardo a una riunione senza avvisare.

Imparare l'arte della critica costruttiva
«Uno degli aspetti che favorisce il successo del lavoro in coppia è imparare a dire all'altro che non si è contenti del suo lavoro, se necessario, purché il confronto diretto mantenga parametri di correttezza: assenza di giudizio, bando a definizioni etichettanti che squalificano l'operato dell'altro, comprensione del proprio punto di vista e di quello del partner, ricerca di soluzioni possibili per entrambi nel rispetto e nella stima reciproca» osserva l'esperta. Insomma lavorare con il proprio partner affettivo è un "gioco" intricato. Ma se si riescono a rispettare alcune regole può essere vincente, sia per il lavoro sia per l'amore.

a cura di ELENA BUONANNO
con la collaborazione della Dott.ssa Pia Barbato
Counselor
- RESPONSABILE CENTRO DI COUNSELING INTEGRATO DI SCANZOROSCIATE -
Ha collaborato Claudia Lepri, Pedagogista e Mediatrice familiare sistemica

 

 

 

 



 

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